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Una storia di valori

Le prime società di mutuo soccorso nacquero alla fine del 1700 come esperienze di associazionismo volontario, per rispondere alle necessità dei lavoratori appartenenti ai ceti meno abbienti, che erano privi di qualsiasi forma di tutela, di previdenza o di assistenza.
Così, nell’età della Rivoluzione Industriale nasce la mutualità moderna, fondata sull’unione delle forze per raggiungere obiettivi di promozione sociale ed economica.

In una società in cui non esisteva né la pensione né alcuna altra forma di previdenza, il capo famiglia che si ammalava lasciava moglie e figli in grande difficoltà. Se nelle campagne le vecchie famiglie patriarcali allargate potevano offrire un sostegno minimo e rappresentavano comunque un punto di riferimento sicuro per ognuno dei loro componenti, nelle città i nuclei familiari si trovavano in ben altra situazione: isolati, non sapevano a chi rivolgersi per trovare aiuto. Il soccorso reciproco si rivelò dunque, man mano, una via quasi obbligata, a tutela di chi era nel bisogno e lentamente, si diffusero comunque anche in alcune aree rurali. Le società di mutuo soccorso, con una modica quota mensile, garantivano sussidi in caso di malattia, invalidità o di morte dei soci. Iniziarono poi a fondare scuole serali e professionali. L’obbligo di un contributo fisso era una condizione non semplice da rispettare, data l’esiguità dei salari, ma che educava alla parsimonia e garantiva la dignità.

Nel nuovo contesto socio-economico dell’800 il fenomeno crebbe sempre più, in particolare in Piemonte, ove lo statuto Albertino assicurava la libertà di associazione. Gradualmente gli statuti delle società di mutuo soccorso si proposero anche altre finalità oltre a quelle tradizionali: il sostegno creditizio agli associati, la fornitura di materie prime, la vendita ai soci di prodotti di prima necessità al prezzo di costo, la costituzione di magazzini e forni sociali. E’ in tale contesto che nasce la cooperazione, nel grembo stesso delle società di mutuo soccorso e i Pionieri di Rochdale, gli operai tessili che fondarono la prima cooperativa in un sobborgo di Manchester, si riferirono per quella loro società, agli statuti delle mutue, le “Friendly Societies”.

Una comunanza di origini tra cooperative e società di mutuo soccorso, che deriva dalla stessa concezione di mutualità, intesa nelle prime, con attività sociale di previdenza e assistenza, nelle seconde, con la gestione dell’impresa. Il tentativo comune è quello di dare una risposta economica intessuta di forti elementi valoriali a un ceto di lavoratori che sta acquisendo sempre maggiore consapevolezza e senso della propria dignità.

In Italia, le società di mutuo soccorso si diffusero rapidamente, ma solamente al nord, a partire dal Piemonte sabaudo, fino alle altre regioni settentrionali della penisola, Lombardia, Liguria, Emilia e Veneto. Le loro caratteristiche erano la localizzazione prevalentemente urbana, la forte coesione professionale e la neutralità politica.

Nell’Italia post-unitaria, nel 1864 venne pubblicata la prima statistica riguardante il fenomeno, che evidenziò una maggiore diffusione nelle regioni dove era più elevata la densità di centri urbani: lì larghi strati di operai e artigiani avevano dovuto affrontare i maggiori costi sociali dei cambiamenti economici derivanti dallo sviluppo industriale. L’indagine rivelò, in quel periodo, la completa assenza di società operarie nel sud Italia.

Una realtà così diffusa richiese una presa d’atto da parte dello stato che nel 1886, promulgò la legge del 15 aprile n. 3818.

Con il primo Novecento si affermò la legislazione sociale: nel 1904 fu estesa l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e nel 1912 venne costituito l’INA, con il compito di estendere la previdenza per invalidità e vecchiaia. Al 31 dicembre 1924, sul territorio nazionale, erano presenti complessivamente 5719 mutue riconosciute e non, con un totale di 885.393 iscritti: un fenomeno di larga portata popolare, con grandi implicazioni economiche. Durante il fascismo molte società di mutuo soccorso furono sciolte, altre continuarono a esistere come associazioni di fatto.

Dopo la guerra, quando le SOMS ripresero ad espandersi, la società italiana era profondamente mutata: il lavoratori avevano visto riconosciute molte tutele, l’introduzione della pensione e l’estensione della protezione in campo sanitario, soprattutto per i lavoratori dipendenti. Fu quindi sui lavoratori autonomi e i professionisti senza “copertura”, che si concentrò l’attività delle società di mutuo soccorso.

Con l’affermarsi dello stato sociale, alla fine del ‘900 molte mutue che vantavano una lunga tradizione continuarono a svolgere la propria attività nel campo della promozione culturale e della valorizzazione del territorio. Si stava però affacciando un fenomeno destinato ad affermarsi negli anni 2000: la crisi economica e i suoi conseguenti effetti nefasti sul welfare hanno portato alla costituzione di nuove mutue, con un ruolo sempre più importante sul piano dell’assistenza sanitaria integrativa e del sostegno sociale. Oggi, in tempi di difficoltà, si cercano di nuovo risposte concrete e si riscoprono come straordinariamente attuali quei valori della mutualità e della solidarietà, che avevano fondato la proposta intelligente e originale delle società di mutuo soccorso.

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